mercoledì 22 aprile 2009

PER MARTEDI 28

Cari studenti,

Come promesso, proviamo a dare delle indicazioni sul lavoro da riprendere osservando intanto che ieri diversi gruppi non si sono fatti vedere. Dalla prossima settimana sarà ripreso l’appello dei presenti, e se qualcuno non può più frequentare a causa del terremoto, è pregato di comunicarlo ufficialmente.
La parte più difficile è quella a cui ho accennato ieri in aula, che potrebbe sembrare un cambio di programma in corsa.
A Ferrara ci siamo confrontati con altri docenti e studenti che hanno un modo di lavorare diverso dal nostro. Potremmo provare a riassumere questa differenza come una enfasi sul “processo” piuttosto che sul “prodotto” oppure, con uno slogan usato da alcuni di loro, come il tentativo di esplorare una architettura “a bassa definizione”. Questo atteggiamento privilegia l’osservazione della realtà e del contesto, il coinvolgimento con interlocutori esterni, uno sviluppo nel tempo che non definisce l’obiettivo in anticipo, una documentazione del lavoro in progress. Rispetto a questo primo punto, credo che da parte nostra ci sia una tendenza a confermare lo stile di lavoro che abbiamo adottato. Un po’ è quello che i docenti sanno gestire ovviamente meglio, un po’ risponde alla sensibilità “no-nonsense” della maggioranza dei nostri studenti. Tuttavia, c’è un secondo punto che riguarda gli aspetti specifici del nostro tema. Nel definire il programma non abbiamo individuato in modo chiaro né la committenza, né gli utenti del progetto. Abbiamo definito gli alloggi in base alla loro dimensione e al numero delle stanze. Abbiamo anche messo in gioco l’attenzione al contesto urbano, e la dimensione collettiva dell’insediamento residenziale coagulando la sua dimensione fisica nei tre noti spazi “300”. Tutto ciò costituisce una equazione già piuttosto complicata, a cui si aggiunge la scelta di una tipologia edilizia canonica (torre, blocco ecc.), oppure ibrida. Direi che non abbiamo nemmeno sfruttato fino in fondo questo insieme di input nella maggioranza dei progetti. Perché dunque complicare ulteriormente le cose?
In realtà non ci proponiamo di cambiare programma, ma di inserire a questo punto del corso, in cui esaminiamo anche la soglia tra spazio di circolazione e pubblico e spazio privato dell’abitazione, alcune riflessioni.
Chi era a Ferrara ha potuto seguire il forum sull’abitare, e ha preso coscienza di quanto il problema sia complesso, di quanti fattori entrano in gioco nel definire la questione oggi in Italia: norme, committenti, utenti, urbanistica, economia ecc. Per chi non c’era posso solo rimandare alla lettura del catalogo della Biennale che ho curato lo scorso anno in cui anno scritto alcuni di quelli che hanno parlato al forum.
Provo a elencare alcune questioni che si possono riflettere nel progetto per Pescara.
1. All’incrocio tra tipo di committenza e tipo di utenza si colloca il problema della temporaneità. Cioè come cambia il progetto se immaginiamo di progettare case da dare in affitto, non solo a famiglie, che possano essere anche adattate e modificate nel tempo? Questa cosa la dobbiamo risolvere dentro l’unità-alloggio, o anche nella tipologia? Nel nostro progetto in corso, aggiungiamo e integriamo, oppure sostituiamo una parte degli alloggi per rispondere a questa esigenza?
2. Un piccolo corollario riguarda la netta distinzione tra spazi per abitare e spazi per lavorare, e ulteriormente tra spazi residenziali e spazi commerciali o pubblici. Possiamo rivedere la nostra strategia che sta dando risultati poco significativi nel proporre in molti casi lo spazio collettivo come un padiglione un po’ generico?
Queste domande risultano solo delle complicazioni se non si traducono in strategie progettuali. Ieri Letizia faceva l’esempio di un progetto di abitazioni di Steven Holl in cui erano presenti accanto agli alloggi normali un certo numero di “strutture attive”, piccoli edifici pubblici e case tematiche. Naturalmente, è solo un esempio su cui è possibile documentarsi.
Per tutti questi motivi, la prossima settimana vorremmo fare un seminario che occuperà tutta la mattina, in cui discuteremo ogni progetto sotto questi aspetti. Non occorre arrivare con una nuova strategia definita; vi chiediamo semplicemente di mettere in una cartella con il nome di uno degli studenti del gruppo, i 5-6 jpg della consegna (badate che siano salvati con una risoluzione tale da non pesare più di un megabyte ciascuno).

Per la consegna vera e propria le istruzioni sono queste:
- aggiornamento della planimetria 1:500 usando le coperture o meglio il piano terra. Il disegno deve essere orientato con il lato del lotto lungo la strada principale parallelo al foglio, e deve includere il contesto che è possibile includere in un A3;
- pianta di un piano di tutto l’isolato in scala 1:200 con tutti gli interni degli alloggi disegnati; gli arredi devono essere rappresentati in modo semplice, senza usare blocchi di autocad dettagliati, non è una cattiva idea scrivere la superficie totale dell’alloggio in grigio in ogni singola pianta; fate attenzione ai tratteggi di proiezione di eventuali volumi soprastanti, infine iniziate a indicare le strutture;
- prospetto intero in scala 1:200;
- sezione (da strada a strada o da confine a confine o da strada a confine, ma completo insomma), dell’isolato in scala 1:200;
- una foto del modello 1:500, modello che deve essere aggiornato solo da chi ha fatto revisione in tal senso;
- ulteriori riflessioni sul programma sono opzionali, mentre è importante riprendere il discorso dei riferimenti, in particolare per la composizione e materiali dei prospetti, e per le piante degli alloggi.

La settimana successiva la consegna riguarderà il primo modello 1:200 del progetto completo.
Prof. Francesco Garofalo

1 commento:

  1. Per arch. Michele Boccia
    Siamo Matarante e Gesualdo, volevamo sapere se era possibile avere un suo contatto email per poterla contattare.
    Grazie

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